Lettera a mia figlia e a mio figlio!

Lettera a mia figlia e a mio figlio per la festa del papà!

Un giorno mio padre si dimenticò di me in piscina. Rimasi due ore in attesa. Non esistevano i cellulari. Io odiavo la piscina. Ci andavo per un problema di scoliosi. Mai risolto. Aspettai alla reception sconvolto. Quando entrò in struttura, mi disse solo una cosa “Scusa”.

Ho sempre giustificato quell’unica mancanza con il fatto che lavorasse tanto e che di solito non era lui a venirmi a prendere. Eppure quella sensazione di sgomento non mi ha mai lasciato. In quelle due ore ho pensato: e ora che faccio? Quando la piscina chiuderà e verrò messo alla porta, che farò?

Avevo dieci anni, tutti erano convinti che fossi anemico, tranne le analisi del sangue, odiavo fare sport, ma dovevo praticarlo per drizzare la schiena e quel giorno ero bloccato sul divanetto della piscina senza che nessuno mi spiegasse niente, perché tutti i grandi intorno a me avevano da fare. Loro, i grandi, sapevano che qualcuno sarebbe arrivato a prendermi, era solo questione di tempo. Io no, non lo sapevo più. Lo speravo. Ed ero terrorizzato dall’idea che fosse una falsa speranza.

Ripensavo all’unica gara di nuoto a cui avevo partecipato. Avevo paura di non arrivare alla fine delle tre vasche e così fu. Dopo la prima, a un terzo della seconda, mi fermai senza fiato. Credevo di morire. Mi mancava l’aria. Mi mancava mio padre.

Adesso fermo su quel divanetto facevo una fatica maggiore a respirare.

Io e papà siamo tornati in silenzio a casa, da mia madre arrabbiata. Durante il tragitto credo di aver pensato una cosa: io non lo farò con i miei figli. E così è stato.

Sono passati poco più di trent’anni da allora e quell’errore non l’ho commesso.

Oggi è la festa del papà, una festa che cade nella chiusura del primo anno di emergenza sanitaria. Una ricorrenza che è difficile da festeggiare, perché di solito preparate i vostri lavoretti con le maestre e me li regalate all’uscita di scuola. Quest’anno li state preparando davanti a un monitor piazzato in cucina, mentre io faccio finta di non sapere niente chiuso in camera da letto per una delle mie tante call.

In questo 2021, figlio del distanziamento sociale, dell’amuchina costante sulle nostre mani, dei tamponi, dei grafici dei dati, dell’RT, delle mascherine chirurgiche, di stoffa, colorate, trasparenti, super protettive, super fallaci, anche il Papa ha sentito l’esigenza di recuperare la figura del padre dedicando l’intero anno a San Giuseppe.

Lui si è perso Gesù, al tempio. Però la colpa era del figlio che si era allontanato. Giuseppe non se l’era dimenticato mentre aggiustava un tavolo in falegnameria, al contrario è stato un padre sempre attento. Cerca disperato il figlio e non si arrende finché non lo trova. E Gesù che fa? Lo rimprovera, perché il padre vero è lui, Gesù stesso. Il figlio di Dio, Dio stesso. Forse l’aria sarà mancata a Giuseppe in quella ricerca affannata.

Oggi io sento il desiderio di scrivervi questa lettera, figlia mia e figlio mio!

Perché?

Perché mi sento impotente, frustrato, scoraggiato.

Perché ho bisogno di certezze, di dare un senso a tutto, di farmi forza. Perché quest’anno con la mascherina è stato come quelle due ore di solitudine sul divanetto della piscina.

Vi auguro poche cose, che potrebbero riassumersi in un banale “Siate felici!”, però preferisco chiarire cosa potrebbe portarci a essere felici, ognuno a modo nostro, ma sempre e comunque, tutti insieme.

Vi auguro di essere in salute affinché possiate essere di sostegno a chi non lo è e di essere amati e sostenuti quando starete male.

Vi auguro di avere più di un sogno da realizzare e che questi sogni non siano in competizione con i sogni degli altri, ma in sinergia.

Vi auguro di scoprire la vostra vocazione se ci fosse, di aiutare gli altri a scoprire la loro e allo stesso tempo di fregarvene della vocazione e di vivere come vi piace, liberi di avere un progetto, ancor più liberi di vivere senza progetti e per questo essere comunque rispettati.

Vi auguro di amare chi desiderate e di costruire la famiglia che preferite, allo stesso tempo vi auguro di coltivare la gioia della solitudine, come virtù dell’anima e non come paura dell’altro.

Vi auguro di prendervi cura del vostro corpo, perché è vostro, nel rispetto del corpo degli altri e allo stesso tempo del corpo del pianeta, perché è il vostro corpo.

Vi auguro di adattarvi alla situazione quando ce ne sarà bisogno e di ribellarvi a ogni situazione quando ciò impedirà di prendervi cura di voi, di chi amate e del pianeta.

Vi auguro di conquistare ogni privilegio possibile e una volta fatto di condividere con chiunque questi privilegi.

Vi auguro di imparare a prendervi cura di chi non amate e di chi la pensa diversamente. Perché il linguaggio della cura permette di scrivere un racconto di felicità corale, il resto è solo competizione che ci vuole divisi e arrabbiati.

Vi auguro di riuscire a perdonarvi e a perdonare, come cerco di fare io con me stesso, con il mio passato e con le mie imperfezioni.

Ma soprattutto vi auguro un padre che non si fermi all’impotenza di oggi, alla frustrazione e allo sconforto, ma che accolga questi sentimenti come ciò che sono: una parte me. C’è tutta un’altra parte su cui posso e potete contare.

Oggi è la festa del papà e mai come in questo anno siamo stati attaccati gli uni agli altri, fino a soffocarci, ad arrivare anche ad odiarci, perché ci sentivamo in gabbia, una gabbia sott’acqua. Perché ci mancavano gli amici, i nonni, la possibilità di correre all’aperto, di abbracciare un corpo senza tenere alto lo stato di allerta, respirare profondamente e senza filtri.

Ma soprattutto ci è mancato sentire la nostra reciproca mancanza.

Ecco, io che sono un papà imperfetto e che spesso mi ritrovo la sera a fare il conteggio degli errori della giornata, io vi auguro che un giorno questo papà vi possa mancare e che quel giorno questo sentimento vi riscaldi il cuore e vi permetta di sorridere per tutto ciò che abbiamo condiviso insieme!

Che questa mancanza, un giorno, sia per voi una bella e felice boccata d’aria!

Pubblicato da Girolamo Grammatico

Coach Umanista. Specializzato in Life, Vocation, Family e Sport Coaching. Esperto di narrazione autobiografica.

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