Didattica a Distanza, Piccoli Maestri, Capre e Saramago

Una capra mi ha salvato quando ero adolescente.

In quarta liceo sono stato rimandato in letteratura. Avevo fatto circa 60 assenze. Un po’ per l’agonismo, un po’ – un grande po’ – perché ero in una classe piena di figli della borghesia trapanese e mi sentivo diverso. Guardando indietro posso dire che agli occhi di alcuni insegnanti eravamo davvero diversi. È stato così che la capra mi ha salvato. È accaduto durante il corso di recupero di italiano. Per me la professoressa era un mostro. Altissima, giunonica, con i capelli simili a una criniera impazzita, la bocca larga, le mani grandi e lo sguardo incomprensibile dietro gli occhiali spessi. Non ricordo altro di lei.

Solo quella capra.

Durante le ore pomeridiane ha sottolineato che avremmo letto autori non presenti nel programma scolastico. Questa cosa la ricordo bene, ma la ricordo in modo retroattivo. Come il reflusso dell’onda piena di meraviglia che mi ha travolto mentre la capra mi salvava. Immaginate la scena: un liceo in riva al mare inondato dal sole che per un adolescente è il costante canto delle sirene a cui non può sottrarsi. Io sono seduto a un banco logoro per studiare autori fuori dal programma scolastico.

È lì che la sento belare, un belare ovattato dalla distrazione dei raggi solari che tagliano la finestra. La capra bela straziata dal dolore, lo stesso dolore che sento io. Com’è possibile mi chiedo? E non vedo più il sole, vedo la capra dal volto semita legata a un palo: sta soffrendo. Eppure lei non deve recuperare alcun voto. È innocente. Mentre la professoressa ci parla di Saba e della sua poesia mi accorgo che quella donna non è la mia professoressa. Umberto Saba l’ha sostituita con un’altra insegnante. La sua voce è calda e appassionata. Sento in lei lo stesso fuoco che ho io quando gareggio sul tatami. Io e la professoressa siamo uguali.

Io la professoressa e la capra siamo uguali.

Io la professoressa la capra e Saba siamo uguali. Accomunati da ciò che sentiamo. Dal dolore, ma anche dalla passione.

Perché a scuola lei non viene? Perché viene l’altra? Saba, perché non porti in classe questa professoressa e tieni l’altra a scuola il pomeriggio, quando fanno le pulizie?

Oggi quella professoressa non c’è più, dopo il liceo non ho avuto modo di parlarle. Adesso ci sono io, la capra di Saba e tanti studenti che belano il loro spaesamento nel recinto dell’emergenza sanitaria.

Tutto questo per dirvi che ho ripreso la mia attività con i Piccoli Maestri e che mercoledì 13 maggio racconterò Cecità di Saramago a due classi dell’Istituto Professionale Pascal di Roma (tramite google meet). È un’attività extrascolastica, è un modo per contagiare con la passione gli studenti ed è il mio belato fraterno.

#sfangarla con #sarmago

Pubblicato da Girolamo Grammatico

Coach Umanista. Specializzato in Life, Vocation, Family e Sport Coaching. Esperto di narrazione autobiografica.

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