Giornata Internazionale della Felicità!

Oggi è la Giornata Internazionale della Felicità e vi racconto cosa ho capito della Felicità in questi anni di Life Coaching!

Oggi è la Giornata Internazionale della Felicità indetta dall’ONU nel 2012. Questa ricorrenza è stata proposta dal consigliere speciale Jayme Illien che da orfano e da bambino adottato ha deciso di dedicare la sua vita alla conquista globale della felicità e ha proposto proprio il 20 marzo come data simbolica perchè legata all’equinozio di primavera: un momento che un po’ tutti i popoli festeggiano con gioia.

Cos’è la felicità?

Dal verbo felix, la felicità indica la capacità di portare frutto e infatti si usava dirlo per gli alberi rigogliosi. Attraverso l’etimologia della parola possiamo dare un primo significato pratico della felicità e cioè: portare frutto, portare i propri frutti. Tradotto fuor di metafora significa realizzare i propri talenti al servizio della comunità. Questo ovviamente perchè siamo in Italia e quindi l’etimo ci riconduce al meraviglioso concetto del “portare frutto”, ma la felicità ha significati diversi nelle diverse culture e ha mutato il senso che i popoli le hanno attribuito nel corso della storia. Solo per fare un esempio a noi vicino, in tedesco la parola felicità deriva dal termine gelücke che nel medievo indicava la fortuna di aver trovato la soluzione a un problema. Un significato ben diverso dal primo, molto legato alla fatalità piuttosto che alle proprie capacità intrinseche. Alla fine, in funzione proprio del fatto che il significato che diamo a un sentimento cambia in base alla cultura e alla lingua (oltre che al periodo storico e anche al luogo in cui nasciamo) potremmo dire che la felicità è quella capacità di interpretare gli eventi della nostra vita in funzione di un sentimento positivo attraverso il quale compiere delle scelte a favore di un benessere interiore, relazionale e extrapersonale.

Se il concetto di felicità appartiene alla riflessione personale, in questa ricorrenza internazionale si celebra il diritto di ogni persona ad essere felice come si evince nella risoluzione A/RES/66/281 che stabilisce:

“L’Assemblea generale […] consapevole che la ricerca della felicità è uno scopo fondamentale dell’umanità, […] riconoscendo inoltre di un approccio più inclusivo, equo ed equilibrato alla crescita economica che promuova lo sviluppo sostenibile, l’eradicazione della povertà, la felicità e il benessere di tutte le persone, decide di proclamare il 20 marzo la Giornata Internazionale della Felicità, invita tutti gli stati membri, le organizzazioni del sistema delle Nazioni Unite, e altri organismi internazionali e regionali, così come la società civile, incluse le organizzazioni non governative e i singoli individui, a celebrare la ricorrenza della Giornata Internazionale della Felicità in maniera appropriata, anche attraverso attività educative di crescita della consapevolezza pubblica”. 

Che differenza c’è tra felicità e contentezza?

Certo che c’è differenza. Se la prima è un sentimento che ci proietta verso picchi di entusiasmo e gioia, la seconda indica uno stato d’animo diverso legato a una condizione più stabile e circoscritta, non a caso contento è il participio passato di continere “contenere” e infatti è colui che si sente appagato, che contiene in sè ciò di cui ha bisogno. Questo stato d’animo si scontra con il desiderio che invece spinge l’uomo verso gli obiettivi necessari a darsi uno scopo sollecitandolo ad uscire dalla sua zona di confort. Se quindi la contentezza può essere una forma di serenità raggiunta da attenti livelli di consapevolezza, l’accontentarsi è nemico della felicità perchè impedisce al desiderio di esprimersi e di muovere la nostra motivazione verso orizzonti più luminosi, verso le stelle.

Si può essere felici nel dolore?

Vi dirò una cosa che forse stupirà alcuni e deluderà altri: non si può essere felici diversamente. Non ci sono alternative. Il dolore è parte integrante della vita. La tristezza, la malattia, le ferite amorose, la rabbia, la solitudine, sono componenti essenziali del nostro modo di esplorare il mondo e le relazioni. Ogni felicità deve fare i conti con il contrario di sè stessa. Ci sono cose sotto il nostro controllo e cose fuori dal nostro controllo. È come decidiamo di reagire alle seconde che fa la differenza. Non possiamo non ammalarci, non possiamo essere sempre compresi e amati, non possiamo ottenere sempre i risultati sperati. Ma possiamo fare in modo che la nostra speranza nel futuro, la nostra fiducia nel genere umano, il nostro amore per la vita non vengano mai meno. Questi sentimenti devono essere scelti ed esplorati a priori, affinchè ogni esperienza, per quanto dolorosa, non ci trasformi nella nostra versione infelice. Al contrario ci permetta di vivere l’infelicità come momento situazionale e, in quanto tale, transitorio. Ogni dolore può aprire riflessioni sul significato della vita utili e necessarie.

Cos’ho capito della felicità?

Ho capito che la felicità è legata alla cura di sè; che passa da un sano allenamento del corpo attraverso lo sport e un’alimentazione corretta (ma comunque piacevole) e una coltivazione delle passioni e della conoscenza.

Ho capito che quando mi sembra che tutto sia monotono e l’insoddisfazione guida il mio tempo interiore, aumentano le mie lamentele e i miei sospiri è perchè la routine si è impossessata sia delle mie giornate che della mia mente e che per tornare a essere felice devo riprendere in mano la capacità di meravigliarmi e di meravigliare, di ringraziare per ciò che ricevo e per ciò che ho la possibilità di dare, di costruire sfide stimolanti che mi permettano di autosuperarmi.

Ho capito che la felicità si realizza nel mio percorso di autorealizzazione solo se questo percorso comprende sia me sia chi mi sta vicino fino ad estendersi a tutto il genere umano e la terra che lo abita; che la riflessione sull’autorealizzazione deve essere alimentata e nutrita da momenti di silenzio costanti, da dialoghi costruttivi con le persone amate e dal confronto con i maestri che ho scelto. E che usando il potere dell’immaginazione posso costantemente chiedermi “Chi voglio diventare?” e costruire quel desiderio attraverso il mio impegno e l’allenamento delle mie virtù.

Ho capito che il mio passato può condizionarmi sia positivamente che negativamente e che attraverso la facoltà della ragione posso orientare i pensieri e costruire un significato che trascenda i fallimenti e le sconfitte e li rendano esperienza maestre. Che il futuro è una terra da esplorare attraverso la creatività, il coraggio e lacooperazione. Se voglio essere felice, però, è del presente che devo occuparmi, unico momento sotto il mio controllo e uno luogo in cui posso davvero essere felice.

Ho capito che devo avere una strategia che mi aiuti a prendere le decisoni e che ogni scelta deve essere congrua ai miei valori i quali sostengono e sosterranno la mia intelligenza affinche analizzi ogni percorso possibile con coscienza e armonia. Scegliere è difficile, perchè scegliendo devo imparare a lasciar andare, a darmi delle priorità, a fare i conti con l’ignoto e ad accettare i miei limiti. Ma non c’è maestro più efficace del coraggio di scegliere!

Ho capito che devo allenare continuamente i miei sensi, uno per uno e in sinergia, perchè è tramite loro che indago il mondo, me stesso e le persone. Ho capito che assieme ai sensi devo espandere il mio linguaggio affinchè possa decodificare quello che i sensi mi trasmettono nel miglior modo possibile. Più parole conosco più esperienze posso vivere e posso mettere in relazione tra di loro. Il significato che voglio dare alla mia vita e che darà senso alle mie azioni sarà frutto delle connessioni che riuscirò a realizzare grazie proprio al potere del mio linguaggio.

Ho capito che la felicità è relazionale e che ogni relazione è un incontro di mondi. Ognuno di noi percepisce ed esplora se stesso, gli altri e l’ambiente in un modo unico e diverso dal mio. Posso solo entrare in empatia con gli altri, condividere con loro un pezzo di percorso, sintonizzarmi sulla loro visione, ma resto comunque diverso e lo stesso vale per ogni persona che incontro. Se con loro voglio essere felice devo custodire me stesso e la loro autenticità, condividere questo bellissimo pianeta e creare i presupposti per sentirsi parte della grande comunità umana.

In ogni caso sarà mio dovere amarmi e amare, solo così potrò godere anche dell’essere amato!

Cosa possiamo fare?

Spesso nel mio lavoro accade una cosa piacevo: chi allenandosi attraverso il coaching umanistico raggiunge obiettivi interiori sostanziali mi chiede cosa possa fare per condividere questa felicità, per rendere gli altri partecipi. Ci sono tanti modi, tante risposte e tanti percorsi possibili. Primo fra tutti coltivare i valori universali che ci contraddistinguono e che in questo articolo ho esasperato non solo ripetendoli, ma postandoli anche in grassetto. Questa risposta si rivolge a ogni individuo che abbia a cuore il desiderio di migliorarsi e di condividere questo percorso. Socialmente credo che possa essere utile “ritualizzare la felicità” come un po’ cerca di fare questa Giornata Internazionale. La mia proposta però è più local e si rivolge a comunità piccole. A loro dico: create riti per la felicità. Da quando l’uomo esiste, il rito è stata la forma di aggregazione più potente per raggiungere obiettivi collettivi.
La religione ne è un esempio.
Però nonostante la felicità sia un desiderio comune ad ogni uomo, non siamo riusciti a renderlo un momento sociale trascendentale. Servono riti laici che uniscano e che creino il substrato fecondo a una cultura umanistica fondata sulle potenzialità dell’uomo.

Workout di Coaching

Uno dei pilastri del coaching è la maieutica o l’arte di fare domande. Di seguito vi propongo un piccolo allenamento per riflettere su quanto detto fino ad ora!

  • Pensa ai 3 valori più importanti per te, quali sono?
  • Come li esprimi nelle tue relazioni?
  • Quanto tempo dedichi alla loro conoscenza?
  • Come li esprimi nel tuo lavoro?
  • Come li esprimi nelle tue passioni?

Libri Consigliati

  • Felicità, di Wilhelm Schmid
  • Non c’è problema! Come sfruttare le difficoltà per esprimere il tuo potenziale, di Luca Stanchieri
  • Fattore 1%. Piccole abitudini per grandi risultati, di Luca Mazzucchelli
  • Esercizi spirituali e filosofia antica, di Pierre Hadot

Illustrazione di copertina ©Michele Grimaldi (Grazie di cuore!)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...